Guerra, offesa all’intelligenza

Guerra, offesa all’intelligenza

A più di un anno di distanza la guerra in Ucraina non si attenua, procede costante con la stessa identica intensità; assente qualunque segnale di risoluzione, anzi, la guerra monta continuamente in lentissima progressione tra ampliamento armi, sconfinamenti e abbattimento droni. Questa guerra, come qualunque guerra, non può continuare all’infinito, questo è certo. Finirà. Ma come finirà una guerra dove la parte incommensurabilmente più forte si diminuisce centellinando e dimensionando la propria azione bellica in funzione del potenziale bellico della controparte?

Due gli scenari possibili ma inaccettabili:

  1. finirà quando avranno ammazzato tutti gli ucraini che continuiamo, sulla leva del fantasma nucleare, ad armare progressivamente ma “solo” minimamente;
  2. finirà con la terza guerra mondiale perché di minimo in minimo li avremo armati ad oltranza elevando lo scontro fino al non-scontro terminale, quello nucleare.

Escluso che autonomamente la Russia venga a più miti consigli esiste, evidentemente, solo una terza via, quella diplomatica. Ora, perché siamo arrivati a tanto?  Perché non perseguire sin da subito la via diplomatica? Perché far morire le persone quando era chiaro sin dall’inizio che la loro morte avrebbe portato solo altra “inutile” morte? Sempre che la morte possa essere definita utile! La risposta è nella domanda. La risoluzione diplomatica, in quello che sembra sempre di più “il peggiore dei mondi possibili”, comporterebbe necessariamente l’incontro a metà strada tra belligeranti, diretti e indiretti, dove la perdita della reciproca metà si giustifica solo camminando sui propri morti. I morti stanno lì a giustificare il reciproco ripiegamento a cedere quella “propria” metà. E come sempre la posta in gioco è trattabile solo quando si pone a metà tra il nulla e il tutto, tra il condizionale e l’imperativo, tra prevenzione e punto di non ritorno. Non si tratta sulla basa di ipotesi, si tratta su basi sostanziali per difendere la metà della torta rimasta per non rischiare di perderla tutta. I morti diventano “moneta motivazionale”. Terribile. L’uomo non ha antagonisti se non sé stesso e la guerra è la sua forma autoreferenziale di espressione animale. L’uomo fa guerra a sé stesso, e per convincersi della giustezza di ciò trasfigura sé stesso al punto di non riconoscersi più allo specchio. La guerra è l’esternalizzazione del suicidio.

La guerra è un’offesa all’intelligenza.

Della guerra scriviamo poi, per individuarne qualcosa di intelligente a posteriori. Chi ha più cervello ce lo metta, diceva mia Nonna Francesca, aggiungerei, almeno il prima possibile.

Detto ciò, chi tratta diplomaticamente? Il sociologo e saggista prof. Alessandro Orsini ritiene che l’Italia, per Costituzione, Chiesa e per il diffuso sentore popolare contrario ad armare ad lìbitum l’Ucraina, possa gettare le basi per avviare la via diplomatica tirando poi dentro Francia e Germania e progressivamente gli altri paesi UE. Sembra l’unica possibilità. Ma manca qualcosa perché sia reale. La UE non ha un rappresentante unico che possa agire in nome di tutti gli Stati. La UE ad oggi è solo una somma di Capi di Stato le cui esigenze singolari non si sommano mai per convergere in un’unica risoluzione. Come potrebbe l’Italia essere convincente in direzione di Francia e Germania, e come queste a loro volta potrebbero essere convincenti in direzione di altri Stati, ossia di altri interessi legittimamente singolari e non negoziabili? Ed è proprio su questa instabilità per mancanza di reciprocità che si innesta la leva della Russia sulla UE che, perennemente in fieri, è Unione in tutto tranne che per fini e aspetti politici. In questo scenario la UE dovrebbe trovare la forza di unirsi politicamente eleggendo un reale Presidente degli Stati UE (non solo della Commissione). E perché questo accada ci vuole fiducia e condivisione politica. E, come spesso accade, la fiducia purtroppo scatta solo quando non ci sono più alternative. Per ora le alternative sembra ci siano ancora e su quelle alternative continuano a morire le persone. Solo quando le alternative non ci saranno più, quando la guerra raggiungerà livelli critici, allora, forse, la UE troverà la forza, o meglio, la necessità di convergere tutta in direzione di un unico rappresentante che possa parlare a nome di tutti gli Stati della UE per trattare diplomaticamente e pariteticamente con Putin.  E la prova provata di ciò è che un singolo Stato, la Russia, sta mettendo sotto scacco una Unione al pari di un singolo Stato. L’Ucraina è la cartina di tornasole della frammentazione della UE.

Marco Valerio Masci

Immagine di testa: Marco Valerio Masci, “Vortice terrestre”, fotografia digitale (Samsung Note 4), ‎28 ‎Maggio ‎2018, Trevignano Romano.

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